Novità per il 2018

 

 

Nel porgervi i nostri migliori auguri per uno spumeggiante Anno Nuovo , vi comunichiamo che la sede pistoiese dell’Associazione Archeosofica  riaprirà lunedì 15 Gennaio.

Ecco le nostre proposte da Gennaio a Marzo 2018.

PARLIAMO DI …

di Lunedì, ore 21.30Ingresso Libero

STUDIO E DIALOGO su tematiche inerenti l’Archeosofia
15/01: L’Albero della vita e le Tradizioni religiose
29/01: La Scienza dei Principi
12/02: L’unità delle religioni e la discesa dell’Avatar
26/02: L’iniziazione nei misteri antichi e moderni
12/03: La mistica delle religioni ed il segreto della Theosis
19/03: Temperamenti e Psicoscopia
26/03: Psicanalisi, religioni e immortalità dell’anima

di Venerdì, ore 21.30Ingresso Libero

I LUOGHI DEL MISTERO
02/02: Alla scoperta della Cattedrale gotica
09/02: Il simbolismo delle Cattedrali gotiche
16/02: Il mistero delle Vergini nere
23/02: La Donna nei misteri antichi

INDAGINI EXTRASENSORIALI
Approccio scientifico al problema della morte
16/03: Ricordare le vite passate
23/03: Gli strumenti della Coscienza
06/04: Oltre la medianità
13/04: I Mondi dell’Aldilà

C O R S I

AVVIAMENTO ALLA MEDITAZIONE 
Esercizi pratici di Respirazione, Concentrazione e Meditazione.
Attivo tutto l’anno. Lezioni di Martedì, ore 19.00 e 21.30.
Si consiglia abbigliamento comodo.
Riservato ai Soci. Iscrizioni aperte.

LABORATORIO DI ERBORISTERIA : conosci il tuo Temperamento
6 LEZIONI dal 07/02 al 14/03
di Mercoledì, ore 21.15
Riservato ai Soci. Iscrizioni aperte.

CANTO
Attivo tutto l’anno.
Lezioni singole e a piccoli gruppi: dal Lunedì al Venerdì, di mattina e pomeriggio.
Lezione Collettiva: di Mercoledì, ore 18.00
Riservato ai Soci. Iscrizioni aperte.

PITTURA E DISEGNO ARTISTICO
2 Corsi attivi tutto l’anno.
di Mercoledì, Giovedì e Venerdì, dalle ore 16.00 alle 19.30.
(Possibilità di lezioni serali su richiesta)
Riservato ai Soci. Iscrizioni aperte.

Per informazioni: 0573 21414 – info.pistoia@boxletter.net

Canale telegram per avvisi e informazioni sulle attività: https://t.me/archeosofiapistoia

E per finire: sai che anche tu puoi destinare il 5 X Mille all’Associazione Archeosofica?  (A.P.S.) C.F.94070510485 – Come disposto dal Decreto Legge 196/2003. Grazie!

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SIMBOLOGIA EGIZIANA – di Franco Naldoni

Ultimo appuntamento con l’Egitto dei Faraoni giovedì 7 dicembre alle ore 21.30. Ci addentreremo nel misterioso linguaggio adoperato da questi uomini antichi e sapienti. tempio egizio

Medu Neter, le parole di Dio, Bau Ra, le forze di Ra, il linguaggio che la divinità usava per rivelare agli uomini un tesoro di inestimabile valore, questo erano le migliaia di segni grafici che furono riprodotti sulla pietra con una tale precisione e armonia che lascia stupefatti. Così come ci sorprende il fatto che dall’analisi dei numerosi testi a noi pervenuti risulti che questa scrittura si sia mantenuta integra per migliaia di anni.  Questo significa che, a differenza di altre lingue, l’egiziano geroglifico era perfetto sin dall’inizio e tale si è mantenuto nei millenni.

La logica e la complessità dell’alfabeto geroglifico, già presente nella I Dinastia, rivela chiaramente un’intelligenza, metodo, inventiva ed una estetica che non trova uguali negli alfabeti antichi e tanto meno in quelli moderni.Valle dei Re

Tutto ciò mette in luce come le nostre conoscenze del lessico e della cultura egiziana nel suo insieme sono tuttora parziali ed è con questa premessa che tutti i maggiori esperti di questa antica lingua dicono si dovrebbe affrontare lo studio dell’egiziano antico.
Risulta infatti evidente che popolazioni appena uscite dall’ultima età della pietra non potevano né ideare né possedere un linguaggio così raffinato e artistico, gerarchicamente disposto con delle regole grammaticali piuttosto complesse.
Non era quindi la lingua delle popolazioni primitive della valle del Nilo ma era una segreta scienza, prerogativa di una gerarchia di sacerdoti, eredi e custodi di una tradizione sapienziale più antica che si faceva risalire al dio Thoth. occhio di Ra

Infatti gli Egiziani attribuivano l’invenzione della scrittura geroglifica a Thoth, il dio con la testa di ibis, che portava così agli uomini la tradizione primordiale; per questa ragione venne chiamato il “Signore della Scrittura”. Thoth simbolizza più che un personaggio l’esistenza di un centro tradizionale iniziatico nel quale i sacerdoti custodivano la sapienza tradizionale.
I geroglifici sono i Segni di Thot o le Parole divine di Thot. Per questo gran dono fatto ai sapienti d’Egitto venne considerato un grande benefattore e venerato come il Nume dei sapienti.
Questi segni incisi nella pietra definivano la lingua della permanenza perché mentre le lingue con il tempo si degradano, cambiano forma, questa aveva il carattere dell’eternità, erano le parole di Dio, la lingua del tempio e alla costruzione del tempio era preposta la dea Seshat “Colei che scrive”, personificazione della scrittura e della sapienza stessa. egiziani

E proprio nel tempio si apprendeva la scrittura geroglifica. La conoscenza di questi segni era riservata a pochi, la casta degli scribi era una delle più elevate, erano coloro che potevano accedere alla “casa della verità” per apprendere non tanto a scrivere ma soprattutto cosa si doveva scrivere con questi segni misteriosi.
“I geroglifici sono simboli grafici e fonetici che rispecchiano idee, essi assumono dei significati analogici che si riferiscono in primo luogo alla Divinità e in secondo luogo all’ordine alle cose umane”.
Questa definizione di Alessandro Benassai è una perfetta norma di come si devono leggere i geroglifici egizi, una regola non scritta, non grammaticale ma che fornisce una precisa indicazione che può risolvere molti dei problemi che si trovano nell’affrontare lo studio di questi segni. Leone

E poiché ogni segno non solo è un suono ma esprime anche un concetto, diventa un simbolo per esprimere questa tradizione arcaica, dovremo forzatamente in primis sapere di cosa tratti questa tradizione, una conoscenza che solo l’esoterismo permette; per dirla con Ermete perché queste mute parole incise nella pietra tornino a parlare  necessita che la divinità torni in Egitto per rendere vivi questi segni, non più sterili ma rivelino nuovamente la strada che hanno celato fedelmente in questi millenni.
E noi oggi abbiamo la fortuna di avere a nostra disposizione nei testi della collana archeosofica dei veri e propri manuali di esoterismo il cui studio ci permette di apprendere questa dottrina e scienza e farci luce fra le allegorie di tutti i tempi e anche quindi fra i rovi della selva dei geroglifici.
Si è detto che questi segni esprimono allo stesso tempo un concetto e un suono e qui sorge un altro problema perché niente si sa della pronuncia di questo arcaico alfabeto. Fra gli egittologi si dice che se una mummia tornasse in vita non sapremmo comunicare con lei parlandoci con il suono che questi segni racchiudono ma lo potremmo fare scrivendo. Tomba egiziana

Sembrerebbe un problema solo di traduzione e lettura di una lingua antica ma il problema sussisteva anche ai tempi in cui venivano usati questi segni.
In questa antica scrittura non esistono i segni vocalici e senza una notazione vocalica se non si trattava di parole ben note, la cui pronuncia era per consuetudine abbinata alla serie di segni, la vocalizzazione restava un mistero.
Questo e tante altre difficoltà si incontrano nel cimentarsi con questi segni come la direzione della scrittura e altre regole per determinare il concetto, il genere e il numero, regole che vengono in molti casi ignorate dagli scribi soprattutto quando questi segni vanno ad indicare soggetti riguardanti la divinità e il faraone.
Questo mette in evidenza come tutto mirava a una custodia severa della pronuncia di questi segni quando questi esprimevano il nome della divinità o del faraone.
Il “nome” che sintetizza l’atto creativo, veniva considerato l’essenza di ciò che rappresenta. Per un uomo significava l’anima, era quindi necessario proteggerlo dalle forze demoniache durante la vita terrena ed extraterrena, per vivere in eterno.Tempio Egiziano artistico

Comprendere il nome significava appropriarsi e conoscere per identità l’anima dell’oggetto o dell’essere che indicava, sia di natura umana che divina, per questa ragione la vera pronuncia dei nomi divini e dei nomi dei sovrani era tenuta segreta dai sacerdoti. Questa segretezza e protezione era simbolizzata da una cornice ovale chiamata snw, dal verbo sni circondare che appunto difendeva il nome scritto.
Con queste chiavi nell’ultimo incontro cercheremo così di affrontare questa antica scrittura partendo dall’analisi del nome del primo faraone dell’antico Egitto, Menes e vedremo come oltre a indicare un personaggio storico questo nome designi un principio di ordine spirituale, un centro di Sapienza Arcaica di origine umano-divina che diede inizio allo splendore dell’Antico Egitto.

 

 

Una giornata a Firenze – di Stefania Fineschi

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Camminare per le strade di Firenze è un’esperienza davvero speciale. Lo sanno bene le migliaia di persone che ogni giorno vi giungono da ogni parte del mondo. Tra le mura di questa città, tra le tante cose, è nato Dante ed ha creato una lingua, Savonarola ha predicato verità metafisiche e i Medici hanno regnato.
Ecco perché passeggiare per Firenze non è soltanto passeggiare, ma è fare un tuffo nella storia che ha dato vita al mondo moderno e poterla seguire, passo dopo passo, attraverso i secoli fino al giorno d’oggi, in una specie di eterno presente. Ed è incredibile come eventi fondamentali per l’umanità intera si siano dipanati nel tempo in uno spazio tanto angusto, perché la Firenze storica è piccola, incredibilmente piccola.Gita a Firenze

Tanti sono gli avvenimenti che sono trascorsi tra queste mura cittadine, che ai molti (noi compresi) sarà sfuggito che anche la storia della medicina è passata di qui, attraverso tappe davvero cruciali.orto botanico

Per esempio, la città è dotata fin dal 1° dicembre 1545 di un bellissimo Orto Botanico, per la verità chiamato Giardino dei Semplici, ovvero delle piante medicinali così come venivano dette nel Medio Evo e poco dopo, quando nasceva la moderna medicina e la ricerca come oggi la intendiamo ed illuminati regnanti, tra i quali Cosimo de’ Medici, ordinavano la realizzazione di Orti affinché le specie officinali fossero coltivate e studiate.

mandragoraTale Orto Botanico è proprio all’inizio del Centro Storico cittadino, vicino a piazza San Marco. Questo Giardino dei Semplici è il terzo più antico del mondo, dopo quelli di Padova e Pisa, ma a Firenze in verità appartiene uno dei più antichi orti botanici in assoluto, ripristinato alla fine dello scorso ottobre (inaugurato il 25 ottobre 2017, n.d.r.), quello dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, l’ospedale dei fiorentini.

L’Ospedale di Santa Maria Nuova però non è solo l’ospedale storico della città ma è il più antico ospedale ancora funzionante del mondo, pensate un po’. Fondato nel 1288 grazie alla donazione del terreno da parte di un tal Folco Portinari, che diventerà famoso nella storia per essere il padre di quella Beatrice che tanto ispirò il cuore di Dante, non è mai stato chiuso e contiene al suo interno anche un vero e proprio tesoro: oltre 750 opere d’arte di artisti del calibro di Della Robbia, Andrea Del Castagno, Ghiberti, Dello Delli, alcune delle quali sono state prestate al Metropolitan di New York e agli Uffizi, ma che, per lo più, restano chiuse nel caveau di Santa Maria Nuova per mancanza di spazi espositivi.

A parte questa digressione storico-artistica, come dicevamo, questo è l’ospedale ancora funzionante più antico del mondo e l’orto botanico che qui fu creato insieme alla struttura, di conseguenza, anch’esso risulterebbe il più antico. Più che un orto botanico, questo era un vero e proprio orto medico perché le piante che vi venivano coltivate lo erano a scopo di utilizzo immediato: venivano elaborate dalle sapienti monache per ottenerne farmaci efficaci. Certo, che dire… Tra le sale dell’ospedale è passato anche Leonardo Da Vinci che pare utilizzò alcune vasche in pietra per dissezionare i cadaveri e portare avanti i suoi preziosi studi anatomici sul corpo umano.Orto Botanico 4

Cominciate a capire cosa succede? Avverti come una sensazione di affanno e capogiro quando vieni a sapere e realizzi nella mente che, davvero in pochi metri, sono passati così tanti geni dell’umana storia, lasciando ovunque le proprie indelebili tracce, e sono accaduti tanti eventi fondamentali.

Quando poi queste tracce si mescolano ai ricordi d’infanzia ed al sapore unico dei giorni della fanciullezza, allora diventano davvero sensazioni irresistibili.Orto Botanico 6

Da piccola ero spesso ospite di mia nonna paterna, che abitava nel centralissimo Borgo dei Santi Apostoli, a due passi dal Ponte Vecchio e da Piazza della Signoria. Nonna Ida, che ogni mattina andava a Messa, appena usciti dal portone di casa non svoltava a sinistra verso la famosa e bellissima chiesa di Santa Trinita, ma a destra lungo lo stretto borgo cittadino finché, ad un certo punto, si apriva alla nostra destra una piccola piazzetta, piazza del Limbo, alla quale si accedeva scendendo qualche gradino.
chiesa-santi-apostoliLà, sepolta tra le case, sta una chiesetta, piccola e apparentemente ben poca cosa dall’esterno, ma un vero tesoro in realtà, tanto che i fiorentini la considerano per tradizione il vero Duomo di Firenze. In effetti è stato interessante scoprire che questa chiesa non è solo la più antica della città (una targa narra che fu fondata nell’800 alla presenza di Carlo Magno addirittura), ma custodisce al suo interno (oltre ad alcune, immancabili opere d’arte), alcune pietre del Santo Sepolcro ivi condotte da Pazzino de’ Pazzi, il crociato (fiorentino) che oltrepassò per primo le mura di Gerusalemme, consentendo la presa della città nel 15 luglio del 1099. Con queste pietre, ogni anno, a Pasqua, si accende solennemente il fuoco che infiamma la colombina per il tradizionale Scoppio del Carro in piazza del Duomo, la cerimonia più sentita dai fiorentini.Orto Botanico 7

Con grandissimo piacere quindi (ora mi potete capire), insieme ad alcuni amici del corso di erboristeria di Pistoia e Lucca, abbiamo scelto un bel sabato pomeriggio di fine ottobre e ce ne siamo andati a spasso per questi tesori di Firenze, a visitare Orti botanici, orti medici, antichissimi ospedali e piccole chiese quasi dimenticate che si mescolano con la storia dei Crociati, creando un filo sottile che collega Firenze addirittura alla lontanissima Gerusalemme.

Per non farci mancare nulla, ci siamo al fine deliziati con una cenetta davvero speciale, in uno dei locali più storici e meno commerciali della città, dove abbiamo pasteggiato con deliziose pietanze casalinghe si, ma giapponesi addirittura!Orto Botanico cena

Se la prossima volta vi vorrete unire, sarete per certo i benvenuti. A presto!

 

 

 

LA GRANDE OPERA

Ultimo (forse) appuntamento con l’Alchimia venerdì 1° dicembre alle ore 21.30, come sempre ingresso libero e gratuito. Tema della serata: la Grande Opera.Grande Opera
Eh sì, perché per giungere alla conquista della famosa Pietra Filosofale è necessario cimentarsi nella Grande Opera.
Gli Alchimisti ce ne parlano come di uno specifico percorso, una via, che può durare l’intera esistenza oppure “1 anno e 1 giorno”.laboratorio
Abbiamo visto che il luogo ove gli alchimisti prediligevano compiere le loro operazioni era il laboratorio. Chiuso in questa dimensione, destreggiandosi tra ampolle, fuochi e libri di istruzioni, l’Alchimista si dà un gran daffare per sperimentare: misura, confronta, corregge, calibra, calcola, alimenta il fuoco e ne stabilisce il regime, il tutto senza mai allontanarsi dalla sua fucina. opera al rosso
Alla luce di questo può venir quasi spontaneo domandarsi cosa si possa trovare stando chiusi e fermi sempre nel medesimo posto… E se, invece, la sua indagine non rientrasse nei canoni di una ricerca comune?simbolismoalchemico
Gli Alchimisti, in effetti, sono alla ricerca di qualcosa che non è lontano nello spazio o remoto nel tempo, ma è al di là della contingenza storica. Come abbiamo detto all’inizio di questo ciclo di incontri, l’Alchimia ha una dimensione al di fuori del tempo.
L’eccezionalità di ciò che gli alchimisti vanno cercando deriva dal metodo che consente di ottenerlo: la trasformazione, non sono previsti altri sentieri.
via degli eroi
La “Grande Opera” comprende tutte le “operazioni” o “tappe” che permettono agli uomini e alle donne di buona volontà di farsi oggetto di questa metamorfosi.
Nel corso dell’ultimo (forse) appuntamento parleremo proprio di questo, cercando di raccontare le fasi salienti della fatica alchemica e alcuni simboli allegorici che sono stati adoperati per descriverla.
Tutto, infatti, è possibile purché ci si basi su un solido fondamento: quello della Conoscenzacaduceo di Ermete
Conoscenza globale, piuttosto difficile da raggiungere da soli. Abbiamo bisogno di qualcuno che la possiede e che la rende fruibile e possibile a tutti. Altrimenti per noi l’Alchimia resterebbe una Scienza Impossibile. Invece non lo è più!
Se volete scoprirlo, vi aspettiamo venerdì 1° dicembre.

 

 

 

 

IL PROBLEMA DELLA CRONOLOGIA EGIZIANA – di Franco Naldoni

Siamo giunti al terzo appuntamento con la civiltà egiziana: giovedì 30 novembre ore 21.30, sempre ingresso libero, sempre nei locali dell’Associazione Archeosofica pistoiese di Piazza dello Spirito Santo 1. 2 Piramide Egizia

Lo studio della cronologia egiziana fa sorgere immediatamente alcune domande. Perché questa attenzione così marcata in tutte le antiche civiltà a narrare la discendenza divina del Re? Si tratta solo di narrare la successione storica di eventi di un popolo e della stirpe regnante? Perché questo assillo nel testimoniare il diritto a regnare derivante da questa discendenza divina?

Da un punto di vista storico lo studio delle varie liste regali egizie è servito per tracciare la storia di questo popolo dal momento dell’unificazione dei due regni ai tempi di Menes che ha dato il via all’Egitto faraonico e dinastico che ci viene insegnato nelle scuole. Su questo punto la discussione è comunque ancora aperta; infatti lo studio della cronologia della civiltà egizia è un argomento fra i più discussi nella storia dell’egittologia. antico egitto
Importanti dibattiti si sono accesi sulla questione anche perchè i dati rilevati dai vari reperti presentano varie discordanze, sui periodi di regno, fra le corrispondenze dei nomi, sulla durata dei regni per i periodi più antichi, anche a causa della consuetudine di segnalare i censimenti del bestiame e non gli anni effettivi, e quando poi si parla dei periodi intermedi la confusione aumenta, senza poi contare lo spinoso problema dell’individuazione dei costruttori delle Grandi Piramidi in queste liste, dando per scontato che queste costruzioni fossero di epoca dinastica. Ancora molta chiarezza deve essere fatta da un punto di vista storico. E chiarezza può essere fatta se analizziamo queste liste con le chiavi forniteci dalle opere di Tommaso Palamidessi e dagli studi di Alessandro Benassai. Divinità Egizie

Alla luce di questi studi appare in tutta la sua evidenza che queste liste non erano state scolpite con il segno della permanenza, ovvero il geroglifico, solo per pura narrazione storica o per tracciare una linea cronologica dei fatti del regno. Non era questo il motivo per cui erano state scolpite sulle pareti dei templi, luoghi dove si celebrava la divinità del faraone, ma per testimoniare come il diritto a regnare derivasse da un ben preciso retaggio che fa riferimento a un centro spirituale metastorico, un centro di sapienza arcaica di origine umano-divina che manifestandosi nei vari centri tradizionali dava origine allo sviluppo storico delle civiltà tramite il Re, il sovrano-pontefice che unisce il cielo e la terra. ABUSIMBEL

Dal contenuto di tre di questi documenti, la Pietra di Palermo, il Canone Regio di Torino e la Lista di Manetone, emerge quindi una storia dell’Egitto che non inizia con l’unificazione dei due regni da parte di Menes e l’inizio del periodo dinastico, ma mette in evidenza una periodo predinastico sottovalutato dagli storici che lo relegano solo a un racconto mitologico senza tenere conto che,  come scrive Tommaso Palamidessi, “il mito è un linguaggio per tramandare gli insegnamenti profondi delle origini delle cose, sulla creazione del mondo e dell’uomo….mito e culto sono due elementi saldati al fatto religioso, il mito è il commento razionale degli atti del culto, trasmesso nei secoli attraverso il tessuto di simboli che vanno decifrati”.

In queste tre liste si cela quindi un insegnamento profondo e quanto mai attuale perché parlano delle nostre origini, della nostra storia, la storia dell’umanità e di tutte le sue età scandite proprio dalla manifestazione di questo centro di sapienza arcaica.

Queste liste ci danno così una traccia per rispondere ad alcuni dei quesiti che ognuno di noi ha nel profondo della sua anima perché l’esistenza dell’uomo pone una domanda, e per ciascuno di noi è un quesito personale la ricerca dello scopo della propria esistenza. E poiché ogni essere si trova più o meno nella stessa situazione, il problema è generale, collettivo oltre che personale.Abu Simbel notte bis

Le domande alfine sono queste: qual è lo scopo dell’esistenza, perché, a quale fine esiste l’umanità? Le eterne e vive domande poste dalla tacita Sfinge al viandante pellegrino: “Chi sei, da dove vieni, dove vai?”.

 

 

 

 

LA PIETRA FILOSOFALE: CHIMERA O CONQUISTA?

PIetra Filosofale 22In diverse epoche storiche uomini di scienza e di sapere, che il volgo chiamava Alchimisti, si fecero cercatori della miracolosa Pietra Filosofale, utilizzando procedure insolite, materiali difficili da reperire, strumenti e laboratori solitamente adoperati per altre necessità.
Un lavoro non privo di rischi, tanto che molti scelsero di operare nel silenzio e nel più assoluto anonimato. Ricordiamo che era in auge la “Santa Inquisizione”, che pur con scopi nobilissimi si rivelò ben presto uno strumento di tortura e di morte, di persecuzione e discriminazione.pietra filosofale 1
Questa Pietra era conosciuta anche come un elisir capace di trasformare il piombo e tutti i metalli imperfetti in oro purissimo, conservando il corpo nella pienezza del suo vigore per l’eternità.
I pochi che la conquistarono, custodirono il prezioso segreto affinché non finisse nelle mani sbagliate, nascondendo nelle loro opere, dietro il velo del simbolismo alchemico ed ermetico, il procedimento per ottenerla, forse per paura di essere condannati, forse per un giuramento fatto che obbligava a non “dare le perle ai porci”.Notre Dame de Paris
La pietra racchiude un significato simbolico interessante e ampio, usato anche in epoca templare dai costruttori delle famose cattedrali.
Le maestose cattedrali gotiche sono un vero e proprio manuale alchemico scolpito nella pietra: adornate di immagini e fregi, rappresentano per i veri cercatori una mappa da seguire attentamente per giungere al tanto desiderato traguardo spirituale.
Tutto questo non fa parte solo del nostro bagaglio storico, non è una mera curiosità appannaggio dei medievalisti o degli appassionati nostalgici.
Oggi, grazie agli studi ed alle sperimentazioni condotte da Tommaso Palamidessi, possiamo anche noi cimentarsi nella “impossibile” conquista della Pietra Filosofale.
Nei Quaderni di Archeosofia infatti ci sono tutte le chiavi per decifrare il linguaggio alchemico, tutte le tecniche riscoperte e modernizzate per rendere appunto realizzabile anche all’uomo e alla donna del III Millennio ciò che gli antichi alchimisti ci hanno tramandato.
Vi aspettiamo venerdì 24 novembre (ore 21.30 – ingresso libero) per parlarne insieme!