ISIDE – LA DONNA NELL’ANTICO EGITTO – di Franco Naldoni

Giovedì 23 Novembre alle ore 21.30 (Piazza dello Spirito Santo,1 – ingresso libero) avremo il secondo incontro sull’affascinante mondo dell’antico Egitto. Questa volta si parlerà di Iside e dell’essere Donna per quella sublime civiltà.

Iside Alata

Iside la dea dai “mille nomi”, vita e intelligenza divina, è la dea egizia che emerge per la sua rilevanza fra tutte le divinità del variegato pantheon egizio, tanto che il suo culto è sopravvissuto anche alla decadenza di questa antica civiltà. Ma chi era Iside per gli antichi egizi?

Per cominciare possiamo dire che per gli antichi egizi Iside era la Madre, la Donna divina, colei che domina e detiene la Signoria, la potenza generatrice di Dio che donava la vita. Le acque del Nilo che straripavano e rendevano fertile l’arida terra egiziana ne erano simbolo. Ma in Iside si vedeva anche la Donna, come ci dice Plutarco, “in cui è innato l’amore verso l’essere primo, il signore del tutto, che si identifica con il bene: questo essa desidera e ricerca, mentre fugge e respinge le pur fatali pretese del male. Se è vero, infatti, che Iside rappresenta per entrambi i principi, maschile e femminile, la materia e il luogo in cui generare, la sua natura inclina peraltro sempre verso l’essere migliore, e a lui si offre, per essere fecondata di effluvi e di somiglianze. E’ questa la sua gioia, aver concepito e portare nel seno i germi della vita”. sacerdotessa egiziana

Iside dicevamo ma non solo Iside, molte le divinità femminili nell’antico Egitto che esprimono la figura della maternità divina, ed uguali per qualità e numero a quelle maschili e da questo traspare una vita misterica che vede la donna prima protagonista.

Una importanza quella della donna nella vita misterica all’interno del tempio che ha un riflesso chiaro anche in tutta la società di questo antico popolo infatti per una donna del mondo antico vivere in Egitto era preferibile rispetto al vivere in qualunque società coeva.

La società dell’antico Egitto era matrilineare con il lignaggio che veniva tracciato attraverso la donna e, conseguentemente, anche con passaggi di eredità che avvenivano per linea femminile inoltre le donne in Egitto godevano di uno status sociale più elevato rispetto alle donne provenienti da tutte le altre civiltà più importanti. Già nell’Antico Regno la donna era dal punto di vista giuridico indipendente: poteva cioè far valere i propri diritti in tribunale ed esprimere liberamente la propria volontà nel disporre dei beni privati. Canopi coperchi

A favore dell’ipotesi che la condizione femminile in Egitto fosse migliore che altrove, comunque, si può considerare che quando l’Egitto venne conquistato dapprima dai greci e quindi dai romani, sia il diritto greco sia quello romano introdussero, nella zona, modifiche favorevoli all’autonomia femminile. Di conseguenza è quasi inevitabile pensare a un influsso dei diritti locali, che presumibilmente concedevano alle donne maggiori libertà.
Perché questa differenza con le altre società del tempo?
La spiegazione hanno cercato di darla psicologi, teologi, antropologi, storici, ma una risposta chiara la possiamo avere soltanto se volgiamo la nostra ricerca verso il culto dell’aspetto femminile della Divinità, dell’Eterno femminino, culto antichissimo, così antico che troviamo proprio la donna come figura di culto fin dalle prime testimonianze delle raffigurazioni rupestri nelle caverne-tempio della preistoria. Divinità Egizia 2

E non solo ma da studi approfonditi come quelli della Gimbutas  o del Neumann sappiamo che i culti preistorici (mesolitici e neolitici) erano fondati su divinità femminili nel periodo compreso fra il 30000 a.C. e il 3000 a.C., con testimonianze che ci dicono che fra il 7000 e il 3000 a.C. di una società caratterizzata in europa e in asia minore dall’eguaglianza fra i due sessi, le donne avrebbero ricoperto in questa società un ruolo dominante come sacerdotesse o capi di clan, la vita sarebbe stata governata da una grande Dea creatrice, simbolo di nascita, morte e rinnovamento. Questa società sarebbe stata poi soppiantata da una cultura diversa, i cosiddetti Kurgan, che si sarebbe imposta tra il 4000 e il 2800 a.C., trasformando l’antica cultura detta protoindoeuropea in una cultura patriarcale.
Canone antichissimo quindi quello della Madre Divina che si è tramandato fin dai primi tempi e che ritroviamo rappresentato anche nella mitologia egizia delle prime dinastie.

A rappresentarlo non è però Iside e per trovarlo bisogna spostarsi a Sais sul delta del Nilo dove, nella millenaria storia dell’Egitto, rimane fiorente il culto della dea Neit, culto che si perde nella notte della storia e che sopravvive ancora ai tempi della prima dinastia dove infatti le regine portarono il nome di questa dea e con la sua effige venivano raffigurate.

Il culto di Neit, nonostante questa divinità scompaia da tutte le Enneadi nelle dinastie a seguire, continuerà comunque ad essere celebrato a Sais dove all’ingresso del tempio dominava l’iscrizione:
“Sono tutto ciò che è già esistito, che esiste e che esisterà. Nessun mortale, sino ad oggi, è stato capace d’alzare il velo che mi copre, il frutto da me prodotto è il Sole ”.
Un culto molto antico quello di Neit tanto che gli studiosi hanno trovato testimonianze risalenti a circa 7000 anni fa ma sicuramente fa riferimento a un tempo molto più antico e forse neanche egizio: infatti la sua origine non sembra locale.

A volte la dea Neit ha anche la qualifica “Tehenut” che equivale a “la Libica”. Osserviamo in questa citazione il fatto che Tehenut equivale con grande precisione a Tjehenu, il nome con cui in Egitto era conosciuto il popolo libico, popolo di grandi costruttori, di grandi navigatori, con caratteristiche morfologiche particolari, alti, dagli occhi azzurri, dalle orecchie affusolate; popolo che nei testi greci troviamo chiamato degli Atlanti che ci richiama alla mente un altro mito famoso quello dell’Atlantide platonica.Nut

Nell’Egitto faraonico sarà Iside a raccogliere l’antica eredità di Neit chiamata anche la tessitrice e diverrà così l’ideale prototipo per la donna egizia e per le donne di tutti i tempi, rivelandosi come Regina dei cieli e della terra pronta ad accogliere nel suo grembo chi vuol rinascere a nuova vita. Una nascita preparata dall’asceta fortificando la propria fede, con un lavoro di purificazione, di preparazione di un nuovo corpo tessuto dalla tessitrice nel silenzio, nella notte, nel ventre della madre prima di rinascere all’alba come Sole: il Figlio del Sole nasce dalla Madre, dalla notte, da Iside notturna, dalla Vergine nera, la notte stellata, “il ventre di Iside”.

 

 

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