L’ARTE DEI MANDALA – di Alessandro Polletti

mandala 10Cercando la definizione del termine arte, nel suo significato più ampio, vediamo che comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza.mandala 11
L’arte è la traduzione e trasformazione in un opera da parte dell’artista, di un impressione emotiva, di un pensiero, che l’artista prova dall’osservazione del mondo esterno come dal suo proprio mondo interiore. La bravura dell’artista gli permette di rappresentare questo stato interiore secondo i canoni artistici dello stile che gli appartiene.
Un quadro porterà quindi sulla tela l’emozione sperimentata dal soggetto attraverso l’uso di colori e forme. Sono opere dal significato soggettivo e in questo caso lo spettatore che osserva può captare e sperimentare a sua volta l’emozione che ha originato l’opera d’arte.mandala 9
Con i Mandala  il discorso diventa più ampio. Quest’arte millenaria si inserisce nel contesto del sacro, dello spirituale e quindi dell’informale per eccellenza. Rappresenta graficamente una realtà oggettiva, capace di svelare all’individuo che la osserva e si mette in sintonia, non un sentimento o un pensiero ma risposte ai misteri che lo riguardano da vicino, o che riguardano il cosmo che lo circonda o addirittura la sfera del Divino.mandala indiano 2
L’arte sacra nasce con questo scopo ed i suoi canoni, ad ogni latitudine ed in ogni contesto culturale, sono dettati da questa necessità. Canoni geometrici, pittorici, architettonici, che fanno parte di una tradizione antica che comprende anche i Mandala.mandala 6

Màndala (sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetano dkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura Veda e in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata anche per indicare un diagramma circolare costituito dall’associazione di diverse figure geometriche, come il punto, il triangolo, il cerchio e il quadrato, ecc.
Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo sia nell’Induismo. Il mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono che i veri mandala possono essere solamente mentali, le immagini fisiche servono per costruire il mandala che si forma nella mente e vengono consacrate solo per il periodo durante il quale è utilizzato per il servizio religioso. Al termine del lavoro, dopo un certo periodo di tempo, il mandala viene semplicemente “distrutto”, spazzando via la sabbia di cui è composto. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice anche una forza che dà la vita.
Il corrispettivo induista, del termine mandala è lo yantra (lett. “strumento”). Lo yantra è simile al mandala, tuttavia le due tecniche si differenziano per la complessità: lo yantra è molto più schematico, limitandosi a usare figure geometriche e lettere in sanscrito, mentre nel mandala sono rappresentati, in maniera talvolta particolareggiata, luoghi, figure e oggetti (cfr. Giuseppe Tucci “ Teoria e pratica dei Mandala”).mandala 1

Si può facilmente riconoscere un mandala dalla presenza di cerchi concentrici e di forme geometriche ripetute. Nella sua tipologia più semplice è un quadrato che contiene un cerchio con diversi cerchi o quadrati al suo interno. I mandala originali vengono decorati secondo l’iconografia tradizionale, che comprende una moltitudine di forme geometriche e di simboli antichi dal significato spirituale. Nel Buddhismo tibetano i mandala vengono creati con la sabbia colorata. I monaci tibetani realizzano i mandala di sabbia seguendo una pratica speciale chiamata dul-tson-kyil-khor, che letteralmente significa “mandala di polvere colorata”. In passato la creazione dei mandala poteva comprendere l’utilizzo di pietre preziose, come i lapislazzuli, che venivano scelti per il colore azzurro, i rubini per il rosso e così via.mandala gemme
Al giorno d’oggi la tecnica per creare i mandala di sabbia prevede di utilizzare pietre bianche semplici che vengono macinate e tinte con inchiostri opachi per ottenere un effetto simile a quello delle pietre preziose. La creazione di un mandala di sabbia inizia con la cerimonia di apertura dove i monaci intonano mantram e suonano flauti e tamburi. Poi si mettono al lavoro. In primo luogo misurano e disegnano con attenzione i contorni del mandala su una superficie piana, con un gessetto o con la matita. mandala 2
Una volta che lo schema di base è pronto, milioni di granelli di sabbia colorata vengono disposti accuratamente nelle diverse sezioni del disegno. I granelli di sabbia vengono versati sulla superficie con un imbuto di metallo stretto chiamato chakpur. Secondo la tradizione, quattro monaci lavorano contemporaneamente su uno stesso mandala.
Ad ogni monaco viene assegnato uno dei quattro quadranti del mandala. Con estrema pazienza dispongono i granelli di sabbia procedendo dal centro verso l’esterno. Il completamento di un solo mandala può richiedere diverse settimane a seconda della quantità dei dettagli da curare. Realizzare un mandala di sabbia richiede molto tempo, pazienza e precisione, anche se poi le opere avranno una vita molto breve: poco dopo il loro completamento, i monaci distruggono completamente ciò che hanno creato con così tanta cura ed attenzione. La distruzione del mandala serve ad imparare il non attaccamento, a capire che nulla dura per sempre.mandala 7
Di quest’arte segreta ad oggi rimangono solo le forme esteriori, molto si è perso del significato simbolico tradizionale e dell’arte di meditare su questi simboli rituali, non solo durante la fase della realizzazione, ma con degli accorgimenti tecnici che passavano dalla perfetta concentrazione, dalla respirazione e postura corporea, un insieme di tecniche che prende il nome di yoga e che arriva in occidente in maniera improvvisa ed imprevista attraverso la prima traduzione di due testi di tecnica tantra, ossia la tecnica tesa a risvegliare determinate forze nell’individuo e capace di direzionarle al centro del Mandala, cioè dell’universo stesso, di se stesso e lì scoprire il segreto del contatto con il Divino.mandala 4
Il primo traduttore di questi testi è stato Sir. Johnn Woodroffe (15 dicembre 1865 – 1936), un orientalista britannico, che con lo pseudonimo Arthur Avalon pubblica “Il potere del Serpente”; è la prima influenza del pensiero orientale su quello occidentale, una svolta incredibile che porterà di lì a poco a un approccio scientifico al problema della psiche e dell’esistenza dell’anima.mandala indiano
Molti sono stati gli studiosi di queste tematiche; uno dei più autorevoli è sicuramente lo psicologo Carl Gustav Jung  (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961). Appassionato della cultura orientale, scopre attraverso lo studio dei mandala importanti chiavi riguardo alla validità universale dei simboli e la loro influenza sulla sfera psichica collettiva che egli definirà: INCONSCIO COLLETTIVO.
Nei primi del novecento Jung tiene una serie di conferenze, poi riunite ed edite con il titolo di “La psicologia di Kundalini Yoga”, prima tesi scientifica che propone l’unità psichica di tutti gli individui e la potenzialità di sé stessi che può essere risvegliata attraverso tecniche e simboli di carattere tradizionale ed universale.
L’oriente affascina e conquista molti grandi pensatori, ma il punto da mettere a fuoco è:  in occidente ha senso parlare dei mandala e della loro indubbia efficacia?chakra
I mandala dei centri di forza, ossia le rappresentazioni grafiche che possono fare da supporto per orientare la meditazione su determinati punti psichici e fisici dell’individuo, sono fatti da forme tradizionali sempre valide, ma anche da dei simboli che rappresentano figure lontane dalla nostra cultura.
Il simbolo del centro del cuore o anahata chakra, ritrae una divinità grondante sangue, ed un caprone nero, tra le altre cose. In oriente la capra è animale mansueto e si riferisce alla pace del cuoreed il sangue allude al centro della vita ed al suo veicolo. Ma nella nostra cultura il caprone nero è simbolo del satanismo.
Come conciliare le cose allora? Esiste un anello di congiunzione che però mantenga la validità tradizionale simbolica?
Tommaso Palamidessi  (Pisa, 16 febbraio 1915 – Roma, 29 aprile 1983) si inserisce nel panorama delle grandi menti della prima metà del novecento con un’idea rivoluzionaria: l’Archeosofia. Egli parte come orientalista, infatti è il primo a scrivere di yoga in italia, ma ad un certo punto ritira i libri di yoga dal commercio e dà una svolta “cristiana” a tutte le sue realizzazioni.images719IC1LT
Crea dei supporti per la meditazione degli sperimentatori che tenendo conto delle geometrie tradizionali racchiudono però un “carattere” rinnovato nell’essenza, poichè appoggiati alla rivelazione cristica. Inserisce la lingua ebraica nei simboli, quella del Redentore, per permettere un esperienza diretta di questi misteri e non più appoggiata ad un guru, come ad esempio succedeva in india proprio riguardo alla creazione dei mandala.
Ecco quindi che si può parlare di un simbolismo tradizionale universale antichissimo rinnovato e adatto alla mentalità del tempo e di una preghiera e meditazione su simboli grafici recanti i canoni dell’arte sacra tradizionale.mandala 8

Vi aspetto lunedì 8 maggio alle 21.30 presso la sede dell’Associazione Archeosofica in Piazza dello Spirito Santo a Pistoia e proseguiremo insieme questo affascinante argomento.

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