SIMBOLI DELL’ANTICHITA’ CRISTIANA – di Laura Monducci Poli

Può il simbolismo paleocristiano essere percepito e riconosciuto come ancora vivo per noi? simboli 1

Tutto quello che si può osservare, il cielo, la terra, il mondo e tutto ciò che esso contiene è, di fatto, un simbolo. Incontriamo i simboli nel corso del giorno e della notte, che ce ne accorgiamo o no, siamo circondati da grafici, disegni, figure. Si può affermare con certezza che viviamo in un mondo di simboli, e si può sostenere che un mondo di simboli vive in noi! Essi danno un volto ai desideri, stimolano certe imprese, modellano un comportamento, avviano verso dei successi o verso dei fallimenti.

I simboli sono nel nostro linguaggio, nei gesti, nelle note musicali, i colori, le lettere dell’alfabeto, i numeri, l’architettura e le figure geometriche, la natura, il cosmo, sono tutti simboli, anche l’uomo e la donna sono un simbolo. Un simbolo speciale e ideale.

La loro interpretazione interessa molte discipline: la storia delle civiltà, delle religioni, la linguistica, l’antropologia culturale, la critica dell’arte, la psicologia, la medicina e potremmo aggiungere le tecniche di mercato, la propaganda commerciale e politica e tanti altri campi ancora. simboli

Su alcuni dei grandi simboli sono stati scritti così tanti libri da riempire intere biblioteche.

Il vocabolo “simbolo” etimologicamente è un segno come pure vuol dire mettere insieme: dal lat. symbŏlus e symbŏlum, gr. σύμβολον «accostamento», «segno di riconoscimento», «simbolo», der. di συμβάλλω «mettere insieme, far coincidere».

Così ad esempio, le lettere dell’alfabeto o i numeri, o le figure geometriche, sono in realtà espressioni visibili di una realtà invisibile ed hanno anche una caratteristica peculiare, espressa nell’etimologia della parola, cioè il simbolo mette insieme, lega, queste due realtà fra loro, le trasferisce una nell’altra come due vasi comunicanti.

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Il simbolo diventa il linguaggio universale con cui gli uomini possono comunicare tra loro indipendentemente dalla lingua o dalla propria credenza e liturgia o dalla cultura, l’unica condizione è essersi guadagnati le chiavi per poter decifrare tale linguaggio. simboli 3

Il simbolo lancia dei ponti, raduna elementi separati, collega il cielo e la terra, la materia e lo spirito, connette al sacro e al divino.

A differenza dei semplici segni, come noi li possiamo conoscere e incontrare nel nostro affollato mondo quotidiano e con i quali regoliamo convenzionalmente la nostra vita, è rilevante far riferimento non a simboli ordinari, ma a una classe singolare di simboli, di alto significato, che non hanno, nella loro essenza, il pensiero di un semplice artista o autore, ma si riferiscono a un patrimonio indicato con il nome di “simboli sacri tradizionali”. Il riferimento è ad una Tradizione primordiale metafisica, intendendo con questo termine una conoscenza inerente non il mondo fisico ma una realtà che trascende il mondo umano formata da un insieme di verità rivelate, di origine divina, che si tramandano inalterate da una generazione all’altra e che non sono suscettibili di evoluzione proprio perché sono di origine divina.

Il Cristianesimo, sin dalle origini, ha seguito questa Tradizione. Infatti nel primo cristianesimo e nel medioevo, il legame d’immagine e simbolo con le cose rappresentate si fonda su un’esperienza del mondo permeata dal divino, con un simbolismo che cerca l’Invisibile nel visibile. simboli 7

Clemente di Alessandria nel Pedagogo distingue i simboli che i cristiani possono accettare e quelli che devono respingere; elenca tra i primi “la colomba, il pesce, la nave spinta da un vento favorevole, l’ancora marina e dei pescatori con le reti”.

L’origine dei simboli ai quali vogliamo far riferimento va ricercata tanto nella ricchezza di similitudini, allegorie, del Vecchio e del Nuovo Testamento, quanto nella nuova veste che con il cristianesimo assumono i simboli.

Nel cristianesimo delle origini, il divino, il cosmico e l’umano costituivano un’unità indissolubile e proprio grazie al cristianesimo la realtà fisico-spirituale dei simboli è entrata nelle coscienze in un modo nuovo.

Nei secoli paleocristiani la vera patria del simbolismo era l’ambito del soprannaturale nella sua accezione cristiana.

Alcuni di questi simboli usati nel Cristianesimo e nella Liturgia per essere legati a delle leggi psicologiche e spirituali, per essere rafforzati dalla fede e dalla volontà di milioni e milioni di anime, hanno un potere indiscutibile. simboli 4

La prolifica storia iconografica ancor oggi testimoniata dai dettagliati ornamenti presenti nelle nostre cattedrali e chiese riescono a stupirci e, non di rado, costringono a porci numerose domande riguardo al significato di tali riferimenti.

Fra i numerosi simboli tradizionali alcuni rivestono un’importanza particolare per realizzare una crescita interiore come la spada, la croce, il segno della croce, la coppa, la nave, il pesce, il pane, il vino, l’olio, il tempio, ecc. Lipsanoteca

Una preziosa testimonianza di quest’arte iconografica paleocristiana si ha in un piccolo cofanetto reliquario in avorio risalente alla fine del IV secolo, conservato nel Museo di Santa Giulia a Brescia, la lipsanoteca”. Vi sono istoriate trentasette immagini bibliche e rappresenta quindi un importante e interessante testimonianza per lo studio della teologia cristiana dei primi secoli. Vi sono riprodotti episodi biblici riferibili al Vecchio e Nuovo Testamento: Giona inghiottito dalla balena, Daniele nella fossa dei leoni, il Cristo taumaturgo che resuscita Lazzaro, i dodici Apostoli e i quattro Evangelisti e una serie di simboli, finemente cesellati, che rimandano alla simbologia sacra cristiana, fra cui il pesce, il gallo, l’albero, la torre, la bilancia, le colombe.

I primi cristiani con la loro simbolica didattica hanno proclamato la salvezza spirituale per mezzo di molti segni cifrati.

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Nell’incontro di sabato 19 marzo (Piazza dello Spirito Santo,1 – ore 18.00 – ingresso libero) vi parlerò di alcuni simboli e della simbolurgia,  quella scienza sacra che utilizza la forza trasmutante dei simboli per il risveglio spirituale della coscienza.

Al fine di poter utilizzare la potenza archetipa dei simboli e per interiorizzarne la forza trasmutante, sono necessari degli accorgimenti che prevedono l’utilizzo di tecniche ascetiche ben precise, in quanto il simbolo è una forza viva e potente che opera sull’individuo inteso nella sua totalità psico-biofisica-spirituale e che agisce direttamente sulla sua coscienza, trasformandola fin dove è possibile secondo la cosiddetta “Legge di Risonanza”.

La funzione di risonanza di un simbolo è attiva nella misura in cui il simbolo si accorda con l’atmosfera spirituale di una persona, di una società di un’epoca, di una circostanza. Quindi è importante capire che il simbolo ha una doppia azione: può occultare una verità oppure disoccultarla a seconda dell’affinità e familiarità che ognuno di noi ha con il simbolo preso in esame. simboli 9

Altrimenti si corre il rischio che la parola “simbolo” diventi una parola obsoleta e vuota il cui antico contenuto è scomparso come una chiesa, un tempio in cui non si prega più.

Lo studio dei simboli è molto importante per la trasmutazione interiore, fissare a lungo alcuni simboli scelti per il loro valore intrinseco, meditare su di essi, immedesimarsi nel loro contenuto ideale, significa produrre in noi stessi una decisiva influenza; si possono esprimere delle idee spirituali e anche delle azioni, perché saturandosi con l’immagine scelta, possiamo entrare in contatto con l’idea che sta dietro al simbolo fino ad annullare la distanza esistente tra noi e il simbolo e la coscienza, diventando un tutt’uno con l’idea-archetipo che sta al simbolo, annullando il dualismo iniziale.

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La nostra mente è una meravigliosa leva di comando psico-spirituale per cui possiamo esercitarci nell’attenzione mentale, nella concentrazione e nella meditazione, che è un’attenzione prolungata, fino a contemplare l’archetipo e assorbirne la forza trasmutante, l’energia trascendente e immanente, identificandoci con l’idea pura espressa dal simbolo, che abbiamo preso in esame.

Vi aspetto sabato 19 marzo, per parlare insieme a voi di questo e d’altro ancora.

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