LA FORMA INVISIBILE DELL’UOMO

forme pensiero

 

Quante volte quando ci troviamo la mattina davanti allo specchio con sorpresa guardiamo chi ci troviamo di fronte? Sono io quello? Una domanda alla quale la nostra vista, che agisce nel limitato spettro del visibile, non sa rispondere che parzialmente. I nostri occhi vedono una forma fisica, un corpo, non riescono a scorgere oltre, non vedono per esempio le forme dei nostri pensieri, i colori delle nostre emozioni, sebbene abbiamo la certezza della loro esistenza.

Giovedì 8 maggio (ore 21.30 – ingresso libero – Piazza dello Spirito Santo,1) una conferenza di Franco Naldoni dedicata alla scoperta di noi stessi.

 

Le antiche tradizioni ci parlano di altre forme invisibili dell’uomo ma per noi oggi è difficile, per la differenza di cultura, di lingua e di modo di pensare, avventurarsi in uno studio metodico dell’argomento. Ma con i testi di Tommaso Palamidessi abbiamo un vero e proprio trattato di anatomia metafisica, moderno e facilmente consultabile, dove potersi preparare, come fa un diligente studente di chirurgia prima di affrontare la diretta analisi del tavolo operatorio. In egual modo si potrà così passare a sperimentare  l’osservazione diretta di queste forme invisibili e dei mondi dove queste vivono e quindi ottenere una maggiore conoscenza di noi stessi e di ciò che ci circonda.

“Ad ogni uomo è concesso conoscere se stesso ed essere saggio”. Così esortava Eraclito. Conoscere se stessi, cercare la propria origine, la propria strada erano anche le tre tappe fondamentali di un cammino che parte da un’approfondita conoscenza interiore, un elevarsi della coscienza che di norma tende ad identificarsi con il corpo che vediamo allo specchio, con le sue emozioni, con quello che pensa di essere e non conoscendo il vero se stesso si identifica con un aspetto di se stesso parziale. Questa identificazione è grave, comporta il subire tutti quei drammi relativi a queste forme primo fra tutti la morte. Come se un re si considerasse un mendicante e pensando di essere un mendicante facesse vita da mendicante e non da re. La frase conosci te stesso era quindi alla base di tutti i misteri antichi, ne era una tappa fondamentale poiché portava a conoscere l’uomo vero, immortale, quello che moriva e risorgeva durante la celebrazione del mistero.

 

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...